France Football, Cassano re dei talenti sprecati nel calcio

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Talenti sprecati calcio – La carriera di Antonio Cassano è stata costellata da momenti di autentico genio e altro in cui la sregolatezza ha preso il sopravvento. In tanti ci ricordiamo le grandi giocate messe in campo dall’ormai ex giocatore di Bari Vecchia, che in carriera ha indossato le maglie – oltre che della sua città natale – di Roma, Real Madrid, Sampdoria, Parma e Inter.

Al tempo stesso ci ricordiamo delle bravate commesse da FantAntonio fuori dal campo. Tanto che in molti lo hanno considerato tra i più grandi talenti sprecati nel calcio mondiale. E al momento in cui qualcuno ha finalmente deciso di stilare una classifica, il nome di Antonio Cassano svetta irraggiungibile.

Talenti sprecati nel calcio, guida Cassano

La graduatoria è stata stilata da France Football. Sicuramente non qualcosa di cui andare fieri per una redazione che, fino a qualche anno fa, si occupava di redigere la classifica del Pallone d’Oro. Come detto, Antonio Cassano è consideraro il maggiore tra i talenti sprecati nel calcio.

A dare maggior risalto a questo primato, c’è il fatto di aver preceduto alcuni grandi giocatori, mai capaci di affermarsi tra i migliori al mondo. In seconda posizione c’è Paul Gascoigne, visto anche in Italia con la maglia della Lazio. Il podio è completato dall’inglese Stan Bowles, considerato uno dei più grandi talenti sprecati nel calcio mondiale.

In questa graduatoria troviamo altri nomi più o meno noti al calcio italiano. Come Antonio Angelillo, che come Cassano indossò la maglia della Roma (seppur negli Anni Sessanta) o Dimitar Berbatov, passato alla storia per il doppio mancato trasferimento alla Juventus e alla Fiorentina. Ottavo e decimo posto per due ex interisti come Andy van der Meyde e Adriano.

La storia (in breve) di Antonio Cassano

La carriera di Antonio Cassano è proprio degna dei principali talenti sprecati nel calcio. Il suo gol in uno storico Bari-Inter da diciottenne, l’approdo alla Roma tra tante luci e tantissime ombre. Poi l’approdo al Real Madrid, in cui accumulò talmente tanto peso da finire al centro di una parodia in cui mangiava patatine mentre i compagni si allenavano.

Poi la redenzione con la maglia della Sampdoria e il ritorno sotto le luci dei riflettori milanesi. Prima al Milan, dove vinse l’ultimo scudetto prima del dominio juventino, e poi all’Inter dove non riuscì a spiccare. Infine l’approdo al Parma negli ultimi bagliori del club ducale e l’esperienza-bis alla Samp.

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