Roma, Kolarov: “La cresta non l’abbasso davanti a nessuno. De Rossi…”

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41 presenze e 9 reti con altre due partite per incrementare il suo bottino. Ai microfoni di Dazn il terzino sinistro della Roma, ha raccontato la sua esperienza in giallorosso, il rapporto con i tifosi che lo attaccarono duramente a gennaio. Qualche considerazione anche sul capitano giallorosso, questo è Kolarov su De Rossi“Daniele lo considero un fratello. La prima partita che ho giocato con la Roma era a Bergamo, con l’Atalanta. Succede che i capitani parlino prima di determinate partite, lui invece lo fa proprio sempre e quando ho sentito quel discorso, l’emozione che ci ha messo, ho pensato ‘questo mica sta bene’. Ne ho vissute tante di persone nella mia vita, ma di appassionate di una squadra come lui non ne ho conosciute altre. Io sono un tifoso della Stella Rossa e non ho avuto la fortuna di giocare là perché le ambizioni erano troppo diverse, lui invece ha potuto giocare per la squadra che ama“.

Un pizzico di invidia nei confronti del numero 16 in quanto è riuscito a giocare per la squadra che ama. Il terzino si è espresso anche in merito all’addio del capitano al termine della stagione: “Durante l’anno abbiamo parlato spesso delle nostre carriere, io ho quasi 34 anni e lui a luglio ne fa 36, quindi la maggior parte ormai ce l’abbiamo alle spalle: lui sperava di chiudere qui la sua carriera – continua Kolarov su De Rossi – Poi sapete tutti com’è andata, la società ha deciso quello che ha deciso e lui ha già spiegato tutto in conferenza, ma secondo me è tra qualche mese, quando inizierà la nuova stagione, che tutti ci renderemo conto di cosa è stato Daniele De Rossi per la Roma“.

Parole di affetto per Florenzi, futuro capitano della Roma, un po’ meno per i tifosi:Ha avuto la fortuna di giocare con Totti e De Rossi, ha avuto ottimi esempi. Però questo comporta anche una grande responsabilità perché tutti sappiamo come sono considerati Totti e De Rossi a Roma. E’ un ragazzo intelligente, saprà reagire nel modo giusto. Da noi in Serbia si dice che non si può essere più cattolici del Papa, io sono qui da due anni e non posso convincere i romanisti che sono romanista, ma ogni volta che scendo in campo cerco di dare il massimo: a volte il mio massimo è sufficiente, altre volte meno, ma la cresta non l’abbasso davanti a nessuno, questo è poco ma sicuro”.

Il punto del serbo anche sulla corsa Champions: “Nel calcio può succedere di tutto. Noi come professionisti abbiamo l’obbligo di vincere con Sassuolo e Parma, poi si vedrà. Sicuramente l’obiettivo era centrare la Champions e quindi ognuno si deve prendere le proprie responsabilità”.

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