De Rossi saluta la Roma: “Nessuno mai vi amerà più di me”

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Oltre la fede calcistica, non si possono non avere brividi e occhi lucidi quando si parla di Daniele De Rossi e la Roma: una storia d’amore durata 18 anni, 615 presenze e 63 reti. E nell’aria, già si comincia a respirare quella malinconia per l’addio dell’ultimo capitano romano… se potesse anche il cielo piangerebbe in questo momento. Saranno poco più di 60mila questa sera per l’ultima del capitano: “De Rossi entrerà in campo con la sua fascia, merita questa standing ovation. Deve essere una festa e lui deve fare una grande partita. Mi auguro che ci sia l’atmosfera che merita De Rossi. Mi auguro di vedere uno stadio colmo d’amore, deve essere una festa per quello che ha dato alla Roma e per come l’ha dato”. Ranieri, da buon romano e romanista quale è, ha anticipato il clima che si vivrà stasera all’Olimpico.

Un amore incondizionato, raccontato step by step per sintetizzare un viaggio intenso e pieno di emozioni. E lo fa nel modo più bello possibile: con una lettera… non per i deboli di cuore, tanto è vero che anche noi facciamo fatica a trattenere le lacrime. Una foto di De Rossi da ragazzino con la maglia giallorossa: tutto iniziò così!

De Rossi Roma: la lettera strappa lacrime ai tifosi

Che te ridi regazzi’?
So’ felice!
Perché sei felice?
C’ho la maglietta della Roma
Ma non è che è falsa?
Ma no, il numero l’ha cucito mia zia…
E se te dico che la indosserai più di seicento volte?
A me ne basterebbe una di partita.

Riguardando questa foto, che ormai conoscete tutti, mi rendo conto di quanto io sia stato fortunato, una fortuna mai data per scontata e per la quale non sarò mai abbastanza grato.

È stato un viaggio lungo, intenso, sempre accompagnato dall’amore per questa squadra.

Questa gratitudine non voglio lasciarla sospesa per aria, perché, mentre scrivo la parola grazie, non mi passano per la testa dei concetti astratti, ma dei ricordi e delle sensazioni, delle facce e delle voci”.

Permettetemi di ringraziare tutta la Roma che ho conosciuto:

la famiglia Sensi, il presidente Pallotta.

Tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato e lavorano a Trigoria.

Gli allenatori che mi hanno guidato, ognuno mi ha insegnato qualcosa di importante, nessuno escluso.

Gli staff medici che si sono presi cura di me; Damiano, senza il quale le mie presenze con questa maglia sarebbero state sicuramente meno.

I miei compagni, la parte più intima del mio lavoro: sono la mia famiglia. La quotidianità dello spogliatoio di Trigoria sarà quella che mi mancherà di più.

Bruno, che ha visto in me qualcosa di speciale e mi ha portato in questo fantastico settore giovanile. È lì che, una mattina di agosto, ho incontrato Simone e Mancio, che mi sono rimasti accanto finora e resteranno per tutta la vita.

Grazie a Davide, anche lui accanto a me per tutta la vita.

Grazie a Francesco. La fascia che ho indossato l’ho ricevuta dalle mani di un fratello, di un grande capitano e del calciatore più straordinario al quale io abbia mai visto indossare questa maglia. Non capita a tutti di giocare 16 anni accanto al proprio idolo. Riconsegno questa fascia, con rispetto, ad Alessandro. Un altro fratello che sono sicuro ne sia altrettanto degno.

Grazie a papà e mamma per avermi cresciuto trasmettendomi due valori che sono ogni giorno con me: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso e dai una mano a chi è in difficoltà.

Grazie a Ostia, alla sua gente e al suo mare, che mi hanno svezzato da bambino, accompagnato da adolescente e riaccolto da adulto.

Grazie anche a chi mi ha sopportato e supportato tra le mura di casa: senza Gaia, Olivia e Noah e soprattutto Sarah sarei la metà dell’uomo che sono oggi.

Grazie ai tifosi della Roma, i miei tifosi. Mi permetto oggi di dire miei, perché l’amore che mi avete dato mi ha permesso di continuare ad essere in campo parte di voi. Siete stati la ragione per cui tante volte ho scelto di nuovo questa città. Domani sarà la seicentosedicesima volta in cui io considererò questa scelta, la scelta giusta.

Il 26 maggio di qualche anno fa abbiamo vissuto una giornata dopo la quale pensavamo di non poter tornare a sorridere. Lo pensai anche io, finché non vidi il tatuaggio di un tifoso con scritto “27 maggio 2013, eppure il vento soffia ancora”. Non so a chi appartenesse questo tatuaggio, ma so che il vento ricomincerà a soffiare anche da questo 27 maggio.

Mai come in questi giorni ho sentito il vostro affetto: mi ha travolto e mi ha riempito il cuore. Mai come in questi giorni vi ho visto così uniti per qualcosa. Ora, il regalo più grande che mi potete fare è mettere da parte la rabbia e tutti uniti ricominciare a soffiare per spingere l’unica cosa che ci sta a cuore, la cosa che viene prima di tutto e tutti, la Roma.

Nessun mai vi amerà più di me.

Arrivederci.

De Rossi Roma: Totti lo racconta

In un video pubblicato sul profilo ufficiale della squadra, l’ex capitano della Roma ha deciso di raccontare chi è DDR e il rapporto fraterno che li contraddistingue. 10 immagini di De Rossi: dal Mondiale, alla vita romanista e quella privata: “Abbiamo portato Roma sul tetto del mondo. Un fratello, un fratello in campo. Abbiamo condiviso tantissimo per questa maglia, questi colori. Era sempre tra i primi a venirmi a ringraziare dopo un gol. E poi crescere le proprie figlie insieme, questa è la cosa bella. Sperando che loro possano fare lo stesso percorso nostro, da amiche”. 

De Rossi Roma: come è cambiato in 18 anni di Roma

18 lunghe e intense stagioni: quella maglia come una seconda pelle. Il volto pulito di un ragazzino che si trasforma in un uomo maturo con la barba. Dal numero 4 si passa al 16, oltre un regalo speciale: la fascia da capitano. Un addio che ha spezzato tanti cuori, oltre ad aver creato una vera e propria rivoluzione. Così, da vero leader, De Rossi ci lascia il cuore… da tifoso, ancor prima che da calciatore. Questa sera ci ritroveremo tutti a festeggiare Daniele: manca poco… il DDR-day è sempre più vicino!

 

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