Il Principe si toglie le scarpe: il Fantacalcio non lo dimenticherà

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Claudio Marchisio dice basta. Il calcio (giocato) non farà più parte della sua vita. Troppo difficile far rispondere il fisico secondo i dettami della mente. E dopo l’ultima esperienza allo Zenit San Pietroburgo chiude. Cala il sipario lì dove tutto è cominciato, a casa sua, nella Juventus. La squadra del suo cuore quella per la quale, fin da bambino, sognava di giocare. Le sue parole ci hanno fatto tornare alla mente quelle del Piccolo Principe, racconto di Antoine de Saint-Exupéry: “Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda”. La Juventus per Marchisio era questo, un fiore unico per il quale, ogni volta che ne difendeva i colori indossandone la maglia, il cuore palpitava. Lui è stato la Juventus, per anni, ma la Juventus è stata anche lui. D’altronde sette scudetti assieme non si dimenticano.

In maglia bianconera ha vinto tutto, in Italia, ha sfiorato la Champions League due volte, e ha realizzato il suo sogno in 389 presenze (condite da 37 gol e 43 assist) di essere parte della squadra per cui tifava fin da bambino. Una bandiera ammainata forse troppo presto, a 33 anni, per colpa anche di alcuni acciacchi fisici che non gli hanno permesso di essere più quello che era un tempo: un centrocampista fenomenale, unico nel suo genere. Lascia il calcio e, al di là del colore del loro cuore, tutti i tifosi oggi sono un po’ tristi perché lui era uno di quelli che si rispettava anche se vestiva, e difendeva, i colori degli odiati rivali. E poi, al fantacalcio, non esistono frontiere: tutti tifano tutti e chiunque avesse Claudio Marchisio nella sua rosa al fantacalcio lo ha amato. In Serie A 295 presenze, 33 gol e 34 assist: 133 punti bonus, non male per un centrocampista che quando non segnava prendeva 6,5. La garanzia.

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Avevo fatto una promessa al bambino che sognava di diventare un calciatore. Avrei continuato a giocare fino a quando, mettendo piede in campo, avessi sentito la meraviglia del sogno che si stava avverando. Negli ultimi mesi ho vissuto un contrasto tra mente e cuore e ho capito che stavo venendo meno alla mia promessa. Ci sono momenti in cui è giusto che il cuore prevalga sulla mente, per questo preferisco fermarmi. Lo faccio senza ripensamenti, insieme alla mia famiglia, che mi ha insegnato a guardare al futuro con curiosità, senza timore. E allora grazie sogno! Perché mi hai dato forza, coraggio, successo e soprattutto mi hai reso felice! . I’d made a promise to the kid who dreamt to become a football player. I would have played until I had felt the marvel of the dream coming true by stepping into the pitch. In the past months my mind and my heart went through mixed feelings and I finally understood I wasn’t fulfilling my promise anymore. There are times when it is right for the heart to prevail over the mind, that’s why I prefer to stop. I have no regrets, also thanks to my family that has taught me to eagerly look into the future. So, thank you dream! You gave me courage, strength, success and, above all, joy! #ForzaJuve⚪⚫ #EmpoliFC🔵 #ДавайЗенит🌊 #VivoAzzurro #MC8 #future #mylife #myfamily @juventus @empoli_fc_official @zenit_spb @azzurri

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Marchisio, il centrocampista perfetto al fantacalcio

Chiedete ad un fantallenatore cosa volesse dire avere Marchsio in squadra. Probabilmente vi dovrete sedere comodi perché inizierebbe a raccontarvi una lunga storia fatta di ricordi nitidi e emozioni fantacalcistiche importanti. Nell’anno del primo Scudetto ha registrato il suo record di gol in una singola stagione di Serie A: nove. Uno più bello e importante dell’altro. Ma di lui si ricordano anche le prestazioni da Principino, quando la Juventus faticava in Serie A e in Europa e chiudeva il campionato al settimo posto. Il gol all’Inter nel 2009: l’uno due in solitaria tra il suo piede sinistro ad eludere l’intervento del difensore e il tocco sotto a scavalcare Julio Cesar, la rovesciata contro l’Udinese… immagini nitide che per i suoi fantallenatori rimarranno sempre impresse nella mente e che l’infortunio del 17 aprile 2016, contro il Palermo, non cancellerà mai.

Ha lottato il Principino, ma quel giorno la sua carriera è cambiata. E’ tornato a lottare per la sua Juventus, ma non combatteva più come prima… eppure, a suo modo, continuava ad essere decisivo. Non era più lo stesso, ma al pallone dava ancora del tu e a chi – insistentemente – continuava a puntarci al fantacalcio, gli bastava. L’eroe del 6, quello che se lo mettevi in campo sapevi che non ti avrebbe mai deluso e che, anche un’ammonizione, non gli avrebbe comunque fatto prendere meno del minimo sindacabile. Avere lui era davvero un lusso da Principi e il fantacalcio non dimentica: bonus o fantamedia sempre sufficiente, un lusso da nobili. L’importante è quello che fai, come lo fai: l’importante è sudare la maglia e non mollare mai. Lui lascia questo al calcio oltre che a tanta classe riconosciutagli anche da un certo Don Andrès Iniesta, uno che la classe sa bene cosa sia e dove trovarla.

Lascia un vuoto nella Juventus, la sua Juve, ma anche ai suoi fantallenatori: quegli stessi fantallenatori che oggi hanno seguito la sua conferenza stampa d’addio al calcio e un po’ si sono commossi pensando che uno così al fantacalcio, forse, non ci sarà più: perché il Principino è uno solo e oggi ha detto basta.

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