Papu Gomez torna sull’addio all’Atalanta: “Gasperini mi ha aggredito”

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Dichiarazioni Papu Gomez – Una lunga storia d’amore conclusa in maniera burrascosa, dopo una violenta lite avuta con Gian Piero Gasperini. Il Papu Gomez, ai microfoni del quotidiano La Nación, ha parlato dei motivi che lo hanno spinto ad abbandonare a gennaio l’Atalanta individuando due principali responsabili: il suo allenatore ed il presidente Antonio Percassi, reo di non averlo sostenuto abbastanza e di avergli impedito di restare a giocare in Italia. “È ora che i tifosi conoscano la verità”.

L’ex capitano nerazzurro, attualmente in forza al Siviglia, ha confermato le voci circolate negli scorsi mesi ovvero che i veri problemi sono nati durante la partita di Champions League contro il Midtjylland. “Ho disobbedito ad un’indicazione tattica. Mancavano dieci minuti alla fine del primo tempo e l’allenatore mi ha chiesto di spostarmi a destra, mentre io stavo facendo molto bene a sinistra. Ho detto di no. Immagino che l’aver risposto così, a metà gara e davanti alle telecamere, abbia creato la situazione perfetta perché si arrabbiasse. In quel momento ho capito che sarei stato sostituito all’intervallo e così è stato. Negli spogliatoi però lui ha oltrepassato i limiti ed ha cercato di aggredirmi fisicamente”.

Un comportamento, quello del tecnico, ritenuto inaccettabile. “Ho chiesto un incontro con il presidente Antonio Percassi e gli ho detto che non avrei avuto problemi ad andare avanti. Ho capito di aver sbagliato, che da capitano non mi ero comportato bene e che ero stato un cattivo esempio disobbedendo all’allenatore, ma gli ho anche detto che volevo le scuse di Gasperini”.

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Una richiesta rimasta inascoltata. “Il giorno dopo c’è stata una riunione con tutta la squadra. Mi sono scusato con l’allenatore e i compagni per l’accaduto, ma non ho ricevuto scuse. È iniziato tutto da lì. Dopo qualche giorno ho detto al presidente che non volevo più lavorare con Gasperini. Lui mi ha risposto che non mi avrebbe lasciato andare e quindi è iniziato un braccio di ferro che ho pagato: sono finito fuori rosa”.

Un addio, soprattutto per i modi con cui è avvenuto, che tuttora fa male. “È stato brutto, dopo tutto quello che ho dato per il club. Il presidente non ha avuto le palle di chiedere all’allenatore di scusarsi con me. Così è finito tutto. Ma non è tutto, visto che per me si sono anche chiuse le porte del calcio italiano: non volevano cedermi a nessun big perché dicevano che avrei rafforzato una rivale. Grazie a Dio è arrivato il Siviglia che mi ha permesso di continuare a competere ad alti livelli per poter aspirare alla Copa America. Era quella la mia ossessione”.

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