A Milano qualcuno ride e qualcuno piange…




“Se Atene piange, Sparta non ride”.

Proverbio che fino a poco tempo fa rispecchiava in pieno la situazione delle milanesi. Adesso chi ride di gusto è il Milan mentre l’Inter continua a piangere.

La squadra di Montella sta sorprendendo: con una squadra incompleta si trova al secondo posto in classifica, a pari punti con la Roma.

Merito di un gruppo coeso che non si sfalda alla prima difficoltà come accadeva in passato e, soprattutto, spicca l’italianità.

Nella formazione schierata ieri sera contro il Chievo, 8/11 erano italiani. Tra questi, c’erano i giovanissimi Donnarumma, ormai punto fermo del Milan, e Locatelli, protagonista nell’ultimo match casalingo dei rossoneri.

Un’altra bella caratteristica di questo Milan sono proprio i giovani, il coraggio di mandarli in campo.

Un bel segnale per il movimento calcistico italiano che deve cominciare a stare al passo degli altri campionati esteri che lanciano subito i giovani di talento.




Adesso il Milan deve superare un altro step importante: Sabato c’è la Juventus capolista.

Sarà un bel banco di prova per i ragazzi di Montella per capire se questo sarà l’inizio di una bella storia.

Invece, l’Inter non se la passa per niente bene.

Tra la classifica deficitaria e le polemiche riguardo l’autobiografia di Icardi, per i nerazzurri piove sul bagnato.

Contro il Cagliari si sono ripresentati i difetti della squadra di De Boer: difesa distratta, scarsa preparazione fisica e gioco che ancora latita.

Di certo, dopo l’esonero di Mancini, nessuno ha pensato che, con l’arrivo del tecnico olandese, l’Inter potesse aspirare allo scudetto ma neanche a lottare per la salvezza.

L’andamento della squadra nerazzurra è da provinciale, non da top club.

Gli errori stanno a monte dove, in estate, bisognava rinforzare seriamente la difesa.

Sicuramente nel mercato invernale l’Inter si muoverà per portare difensori di livello a Milano ma anche la scelta di cacciare Mancini a 2 settimane dall’inizio del campionato, si sta rivelando infausta.

Per una squadra che vede stravolgere quasi 2 mesi di lavoro, di preparazione fisica e di schemi assimilati durante il ritiro estivo, non è il massimo e non è facile per il nuovo allenatore portare subito il suo credo calcistico.

Forse ci vorrà pazienza ma i tifosi nerazzurri l’hanno persa specialmente la frangia estrema con Icardi.  




L’autobiografia del capitano nerazzurro ha portato i rapporti ai minimi storici.

La società prenderà provvedimenti riguardo le parole non proprio al miele che ha riservato Icardi ad alcuni esponenti della Curva Nord.

Potrebbero togliergli la fascia da capitano ma penso non basterà per riportare la serenità ad un ambiente con mille problemi.